L’ho vista al Fuorisalone della Milan Design Week che ci siamo lasciati alle spalle. Mi ha colpita subito. E’ la Solar Schiscetta, progetto di food packaging, basato sull‘antica tecnologia del forno solare, abbinata alla riscoperta del pranzo al sacco. Ideato dagli architetti Chiara Filios e Arnaldo Arnaldi, questo oggetto low-tech è stato ispirato dal desiderio di seguire un tempo naturale. Aspettare che il sole riscaldi il pasto da consumare fuori casa implica un atteggiamento nuovo verso il cibo e il tempo, ma anche un’attenzione particolare al concetto di “usa e getta”.
Solar Schiscetta funziona esposta al sole per un tempo variabile a seconda del tipo e della quantità di cibo da riscaldare (dai 10’ ai 30’). Trascorso il tempo previsto, si apre il sacchetto e si gusta il contenuto. I pannelli riflettenti concentrano i raggi del sole sul sacchetto trasparente che contiene il cibo ed è resistente alle alte temperature. Il suo funzionamento prevede l’utilizzo dell’energia solare, fonte inesauribile, e se ben adoperato e conservato dura molto nel tempo.
Che sia la “schiscetta”, termine che proviene dal dialetto lombardo, o il lunch-box del mondo anglosassone o ancora la bento box di origine giapponese, trasportare del cibo già cucinato è un’esigenza comune, che oggi viene riscoperta anche attraverso pratiche ecosostenibili e originali come la Solar Schiscetta. Bisognerà capire quante persone sono disposte ad accettare questa attesa prima di poter consumare il pasto. Una bella sfida!
SOLAR SCHISCETTA è un progetto di NORMALEARCHITETTURA esposto all’evento GOODESIGN, presentato da Best Up e Cascina Cuccagna durante la Milan Design Week 2012.