Victoire aveva un sogno. Victoire è riuscita a realizzare il suo sogno. Victoire oggi ha un ristorante con una cucina tutta per sé.
Victoire Gouloubi è nata nella Repubblica del Congo, ma vive in Italia da diversi anni, dove ha frequentato la scuola della Federazione Nazionale Cuochi a Feltre, in Veneto, per poi lavorare con chef prestigiosi come Claudio Sadler, Fabrizio Ferrari, Marc Farellacci. Da qualche mese è protagonista della cucina nel suo ristorante a Milano, che come lei si chiama Victoire.

Quando parla del suo lavoro, le brillano gli occhi e traspare una grande passione condita da molta gioia. La sua è una cucina tutta italiana, che però non può fare a meno di accostare e sperimentare i profumi che le ricordano la terra d’origine.
La curiosità e la ricerca dell’equilibrio sono due costanti che ho ritorvato nei suoi piatti. Il menu è semplice (in carta ci sono anche gli spaghetti al pomodoro. Prepararli come si deve non è così scontato!) e in costante evoluzione. Cambia spesso, seguendo le stagioni e ciò che offre il mercato.
Ho avuto il piacere di assaggiare la collinetta di Marco d’Oggiono su pane cunzato, seguita da un sorprendente risotto al mango con acciughe di Monterosso e peperoncino Pimenton e dei ravioli fatti a mano ripieni di salame d’oca con fonduta di Bagòss al rosmarino.
Tra i secondi ho amato molto il trancio di spigola affumicato al sale d’arancio con ratatouille di verdure. Mentre è arrivato anche un carrè d’agnello da latte marinato nella pampa (mix di spezie Argentine) con coulis di mirtilli. Il dolce, una mousse di panna alle rose rosse e lamponi, era davvero delizioso.
“Vorrei che Victoire – afferma la chef – fosse il ristorante dedicato a quella cucina italiana che sa far tesoro di tutti i sapori e i profumi del mondo”. Mi sa che ci sono davvero tutte le premesse. L’ambiente è molto accogliente e contemporaneo, c’è anche un piano inferiore più intimo e riservato.
In bocca al lupo Victoire!